L’agricoltura foggiana bocciata dal satellite

Risarcire le aziende agricole colpite da calamità naturali, ovvero escluderle dalle provvidenze, con il metodo Copernicus. Nei Monti dauni, distese coltivate prevalentemente a grano duro, centinaia di agricoltori denunciano l’esclusione dai fondi per la siccità 2024 nel modo più beffardo. «Tagliati fuori dal satellite». Un tempo le rimostranze semmai si facevano nei confronti di ispettori in carne e ossa, dopo verifiche dirette sul terreno. Indagini oggi troppo dispendiose e laboriose. C’è l’occhio del satellite che decreta e sancisce. Parliamo di risarcimenti, nessuno è mai contento. Figurarsi quando si viene totalmente esclusi, come in questo caso. Se l’occhio umano è storicamente riconosciuto come attendibile, l’introspezione del corpo celeste si presta a valutazioni quantomeno confutabili. Per non dire escludenti, sit et simpliciter. 

Ne sono convinti gli agricoltori di Masserie Santagatesi, l’associazione che si batte per i diritti delle imprese della fascia mediana dei monti dauni, il polmone del Granaio d’Italia: aree comprese tra i comuni di Sant’Agata di Puglia, Monteleone, Rocchetta Sant’Antonio, Panni, Anzano «totalmente escluse dai risarcimenti».

«Siamo scioccati da questo genere di improvvisazione – afferma l’avvocato Antonella Russo di Masserie Santagatesi – a causa della siccità nell’ultima campagna agraria ci sono masserie che hanno raccolto appena 8 quintali a ettaro di grano (la media da queste parti supera i 35-40 quintali: ndr). Nel fondo di 374 milioni di euro siamo considerati alla stregua di fantasmi. Eppure la siccità continua a colpire duro la provincia di Foggia. Siamo seriamente preoccupati a causa del cambiamento climatico».

Si prova a correre ai ripari, il grido di Masserie Santagatesi è stato raccolto dalla senatrice Gisella Naturale (5S) che ha presentato un’interrogazione al ministro Lollobrigida. Nel frattempo un’altra annata agraria è cominciata e le dighe del Foggiano sono sempre più vuote. 

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Granaio d’Italia, un campo coltivato nei Monti dauni

 

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