I conti della sanità pugliese sono tornati in sofferenza alla fine del 2024, circa 300 milioni di deficit proprio nell’anno in cui la Puglia sembra avviata verso l’uscita dal Piano di rientro. La spesa farmaceutica e la mobilità passiva rappresentano i principali nodi dei bilanci aziendali sia delle Asl che dei due policlinici regionali (Bari e Foggia). A questi dati di contesto vanno affiancati i risultati positivi della stessa sanità pugliese, unica del Sud nell’elenco delle prime dieci regioni italiane sui LEA (livelli essenziali di assistenza) sia pure con numeri appena al di sopra della sufficienza (60) riguardo l’assistenza distrettuale.
Si conferma inoltre il primato di Casa Sollievo della Sofferenza, l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico di San Giovanni Rotondo, per il quinto anno primo ospedale al Sud per diagnostica e ricerca nell’indagine sulla qualità dell’assistenza sanitaria italiana del settimanale Newsweek. La sanità dunque elemento aggregante dello sviluppo economico e sociale sui territori: nelle regioni in cui il Servizio sanitario nazionale funziona meglio (Toscana, Emilia Romagna, Veneto), la coincidenza di fattori non viene considerata come un elemento casuale.
Ma la sanità va considerata anche fattore generativo dello sviluppo dei territori alla luce degli ingenti investimenti economici legati al PNRR. Il centro studi “Guido Dorso” ha promosso un’indagine, coordinata dai docenti di Sociologia dell’università La Sapienza, Domenico Carrieri e Luisa De Vita, in cui è stata analizzata la situazione in tre macroaree del Mezzogiorno, molto simili tra loro per morfologia dei territori e altre similitudini (calo demografico e l’invecchiamento della popolazione) nelle province di Foggia, Avellino e Benevento. Tre aree interne (fa eccezione solo la provincia foggiana bagnata per gli oltre 200 km. di costa dall’Adriatico), prive molto spesso di servizi sanitari di prossimità ed a rischio di una marginalizzazione definitiva di popolazioni storicamente dedite all’emigrazione nelle grandi città oppure all’estero. Il rischio di un abbandono dei centri abitati divenuti ormai troppo piccoli sembra inesorabile, tra qualche anno si prevede non ci saranno più nemmeno le scuole in mancanza di bambini e non si riuscirà in questi centri più nemmeno a eleggere il sindaco. Aree interne che rappresentano il cuore del nostro paese, dunque condannato alla desertificazione urbana e sociale senza un’inversione di rotta.
La sanità, insieme ad altre componenti (istruzione, impresa, mercato) può contribuire a tenere in vita un bisogno di socialità che oggi rischia di venir meno. L’obiettivo della ricerca è dunque quello di intercettare il grado e la qualità dei servizi offerti dal Servizio sanitario nazionale nei comuni, di evidenziarne gli elementi di positività e di innovazione a beneficio soprattutto delle aree interne, le più penalizzate da desertificazione e sottosviluppo.
Un’indagine che prende spunto dal quadro esistente e dagli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per definire un piano d’insieme a beneficio delle popolazioni.
I dati raccolti dai ricercatori Massimo Levantaci (Foggia), Elisa Errico e Angela Spina (Avellino/Benevento) saranno approfonditi e analizzati alla luce degli stadi di avanzamento degli interventi programmati: secondo le informazioni del portale Open Polis solo il 17% dei progetti avviati nelle tre province è stato concluso mentre il 20% non risulta neppure cominciato. In provincia di Foggia l’Azienda sanitaria locale ha programmato investimenti per 29,1 milioni di euro per 26 nuove case di comunità e 7 ospedali di comunità, lavori sono in corso ma difficilmente le prime opere saranno consegnate nel giugno 2026 quando scadrà il programma comunitario. Con 27,6 milioni è stato finanziato il Policlinico Riuniti di Foggia (attrezzature diagnostiche e interventi infrastrutturali). In totale in Puglia sono stati erogati dal PNRR 256 milioni quasi tutti in ospedali e case di comunità per accorciare le distanze tra i territori.
«Le aree che abbiamo indagato – rileva Carrieri – sono considerate aree interne ma sono a loro volta segnate dalla presenza di ‘aree remote’ (l’esempio classico è quello dell’Alta Irpinia), distanti dalle città, con servizi e opportunità limitate e con piccoli comuni in via di spopolamento. In questi casi ci troviamo di fronte ad una doppia sfida dello sviluppo, che vede nella sanità e nella rete dei servizi socio-sanitari una leva indispensabile».
«L’area dei Monti Dauni (29 comuni) – si legge nel rapporto su Foggia – presenta le condizioni di maggior disagio: mancano collegamenti interni tra i piccoli centri e il trasporto pubblico locale, oltre ad essere inefficiente dal punto di vista qualitativo, ha un costo del servizio elevato che ricade sull’utenza soprattutto scolastica e su conseguenti migrazioni che portano gli studenti della media superiore a frequentare le lezioni a Foggia e Campobasso».
Nel corso della presentazione dello studio a Foggia nel dipartimento di Giurisprudenza (analoghi incontri sono stati organizzati ad Avellino e Benevento) è stato evidenziato come «la sfida sia oggi gestire il cambiamento: le disuguaglianze sono aumentate, il divario è accresciuto», rileva la prof. Madia D’Onghia ordinario di Diritto del lavoro. Critico il prof. Gianfranco Viesti, economista: «Il PNRR rappresenta una buona discontinuità di intervento sulla popolazione, grazie all’intento perequativo. Ma dopo il 2026 case e ospedali di comunità non potranno funzionare senza personale, ad oggi non è garantito che funzionino».
L’ottimismo del direttore generale dell’Asl di Foggia, Antonio Nigri, muove da un dato: «Abbiamo affrontato e vinto la sfida del Covid, supereremo anche questa. Foggia è l’anello debole della catena in Puglia – ha aggiunto – ma siamo parte del sistema regionale. Questi processi si colgono con una partecipazione collettiva». Il potenziamento del Policlinico Riuniti, le nuove tecnologie costituiscono un elemento di novità non trascurabile, ha rilevato nel corso dell’incontro l’assessore regionale alla Sanità Raffaele Piemontese: «Nell’attesa che entrino in funzione case e ospedali di comunità abbiamo investito molto sulla telemedicina e sulla cardiochirurgia ai Riuniti. Siamo in difficoltà sul reperimento di nuovi medici, in particolare sull’emergenza urgenza».
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AREE INTERNE L’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, primo ospedale al Sud secondo Newsweek