Il sangue dei vinti che porta alla verità

Gli occhiali sporchi di sangue di Francesco Marcone non saranno ripuliti. Daniela ha preso un impegno col papà: «Lo saranno quando verrà fuori la verità». Trent’anni dopo l’omicidio del direttore dell’ufficio del Registro ancora la si cerca. Ma nella Foggia carsica e irrituale degli anni ’90, c’è sempre stato qualcosa nelle indagini che bolliva in pentola. Il docu-film del regista Luciano Toriello dal titolo “Il sangue mai lavato”, presentato in anteprima al Bifest di Bari e ora alla Camera dei deputati per la proiezione del 23 aprile, mette in fila gli innumerevoli indizi che possono condurre alla verità.

«Ci sono particolari evidenti in quella pellicola, qualcuno adesso dovrà lavorarci sopra», l’auspicio di don Luigi Ciotti che come i figli Daniela e Paolo – ma adesso con la città intera – non si arrende alla «verità non trovata», definizione del magistrato Diella. Il film mette in fila i puzzle nemmeno più tanto disordinati di un mosaico chiarissimo nella sua individuazione: le indagini furono ostacolate, i responsabili non sembrano corrispondere a una matrice romana, come nelle grandi inchieste irrisolte da Ustica in giù. Questa era e resta una storia di provincia, che avrà pure agganci di Stato ma che si ammanta di complicità soprattutto locali.

La Foggia carsica non mosse un sopracciglio quando l’integerrimo funzionario dello Stato finì sotto le pistolettate del (o dei) killer. Era una città ancora stordita dagli assassinii dei costruttori Ciuffreda (1990) e Panunzio nel ’92. In quel contesto l’omicidio Marcone fu relegato a una storia di second’ordine. Le vere indagini partirono molto più avanti, «sette anni dopo» ricorda il figlio Paolo. «La prima verifica ispettiva è partita nel 1997, troppo tardi», dirà in un accorato intervento alla Camera l’on. Elio Veltri. Non si ebbe così più traccia dei tabulati telefonici dall’ufficio di Marcone, in uno strano incidente di moto perse la vita l’unico indagato che sembrava potesse rivelar qualcosa di importante. 

Era ancora caldo il cadavere del dirigente dell’ufficio del Registro, quando l’arcivescovo Casale denunciò le «collusioni striscianti tra poteri» e realizzò già nel ’95 come non se ne sarebbe usciti tanto facilmente «se non verrà fuori un grande coraggio civile». Quel coraggio che forse oggi pian pianino affiora, fosse che fosse la volta buona, almeno questo suggeriscono le due sale stracolme  l’altra sera dell’Altrocinema.

Una sharada complicata di una vicenda complessa, il lavoro filmico di documentazione e di ricostruzione, ma segue un filo logico.  «L’obiettivo è scardinare la dottrina del silenzio», dice Felice Sblendorio che ha scritto il soggetto del film con Luciano Toriello. Vi si legge in controluce una trama, così l’io narrante, il giornalista Giovanni Dello Iacovo, confida nel risultato: «Un documentario che attualizza il bisogno di verità».

La trasposizione scenica aiuterà la gente a capire qualcosa in più della vicenda Marcone, perchè in trent’anni una coscienza collettiva è rimasta sullo sfondo proprio per la sfilacciatura del racconto. La pellicola rende omaggio all’opera di divulgazione delle tv locali, gli sforzi unici di un’epoca che si credeva adulta dell’emittenza di quegli anni, in cui si riuscirono purchessia a far affiorare scampoli di indignazione civile.

E’ passato ancora dell’altro tempo e forse in circolazione non ci sono più mandanti ed esecutori. Ma non importa. Quel che sarà necessario è arrivare almeno a una verità giudiziaria, l’unica via d’uscita per una catarsi vera di Foggia e dei foggiani, ben più della lotta alla cosiddetta «quarta mafia» che comunque vede già nelle patrie galere parecchi boss di primo e second’ordine.

Un cataclisma storico l’omicidio Marcone che rischia di avvelenare altre stagioni: capire cosa è successo è forse il vero obiettivo del docu-film. Forse non basterà a riaprire le indagini, come chiede il presidente dalla Regione, Michele Emiliano. Ma per il regista un effetto potrebbe averlo già prodotto: «Sarà per qualcuno un pugno nello stomaco».

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IL SANGUE MAI LAVATO – Daniela Marcone in una sequenza del film proiettato domenica 30 marzo 2025 all’Altrocinema di Foggia.   

Regia: Luciano Toriello
Soggetto: Felice Sblendorio, Luciano Toriello, Giovanni Dello Iacovo
Musiche: Carmine Padula
Fotografia: Marco Fortunati
Montaggio – Archive Producer: Luciano Toriello
Suono in presa diretta: Sorin Ignat
Trattamento: Annalisa Mentana, Felice Sblendorio
Archivi: Archivio MAD – Memorie Audiovisive della Daunia, Rai Teche, Archivio privato Marcone, Archivio Libera, Archivio Storico della Camera dei Deputati

   

 

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